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domenica 22 novembre 2015

Riassunto capitolo 32 Promessi sposi




Il capitolo 32 dei Promessi sposi segue il filo interrotto nel capitolo 31, nel quale Manzoni aveva cominciato la digressione sulla peste che aveva cominciato ad affliggere il milanese durante la primavera del 1630.
Qui continua dunque questo excursus e soprattutto vengono evidenziati gli aspetti di una Milano sconfitta del morbo pestilenziale sia dal punto di vista economico e sociale ma anche dal punto di vista mentale e morale, poiché non poche persone impazziscono non riuscendo a reggere le conseguenze atroci della terribile peste, descritta come "furiosa" e che nel suo periodo di massima gravità arrivò a mietere anche millecinquecento persone al giorno nella sola Milano.
Troverete questo e altro nel seguente riassunto del capitolo 32 dei Promessi sposi.
Riassunto capitolo 32 Promessi Sposi

Eventi capitolo 32 Promessi Sposi





Il capitolo 32 dei Promessi sposi comincia con la richiesta d'aiuto dei decurioni al governatore, impegnato nella campagna militare a Casale (che poi si rivelerà fallimentare e vedrà anche la perdita di Mantova), che viene avvisato dei fatti di Milano, ai quali risponde evasivamente e trasferisce la sua autorità momentaneamente a Ferrer, che abbiamo già conosciuto nei capitoli 12 e il capitolo 13.

Intanto in città il cardinale Borromeo decide di non celebrare con una processione il corpo di san Carlo per evitare che la gente non cadesse nella superstizione; inoltre ricomincia a prendere corpo tra la folla l'ipotesi delle unzioni, veleni terribili composti dalle cose peggiori come bava o materia di appestati, e anche delle diavoleria e stregoneria.

Chiunque toccasse luoghi pubblici in modo sospetto, come panchine o muri di abitazioni, venivano subito assalito e malmenato dalla folla inferocita e pochi rimanevano vivi dopo il pestaggio.
Il cardinale cede sotto le pressanti richieste si svolgere la processione, che l'11 giungo esce dal Duomo seguita da una miriade di persone esultanti; i giorni seguenti però la peste sfoga al massimo la sua furia e miete una media di quasi millecinquecento persone al giorno, portando il totale delle vittime, secondo alcune fonti a ben 140.000 su duecentomila abitanti della città.

I decurioni continuano ad ampliare i lazzaretti, costruendone addirittura uno nuovo, e a coinvolgere sempre più persone: c'erano infatti i monatti, che si occupavano dai malati e dei morti di peste (dei quali bruciavano anche le cose infette), gli apparitori che precedevano i carri carichi di morti con il suono di un campanello per farsi strada in mezzo alla folla, e infine i commissari, che controllavano l'operato di monatti e apparitori.

Le fosse comuni però si riempiono e allora alcuni contadini scavano tre nuove fosse, che consentano la liberazione della città dai cadaveri insepolti; essenziale diventa inoltre l'apporto delle unità ecclesiastiche, come Borromeo, padre Felice e padre Michele, che lavorano senza sosta nei lazzaretti.
Ci sono molte persone però, su tutti i monatti, che specularono non poco sul disastro cercando di arricchirsi minacciando e ricattando le persone.
Inoltre aumenta la pazzia delle persone, che inventano sempre più strane e inverosimili storie con soggetto sempre il morbo e le sue cause.




Anche le persone più sagge collegano la peste ai più disparati e incredibili avvenimenti astrologici e di corpi celesti, ai quali credono alcuni degli esponenti più importanti della medicina lombarda, come Tadino (già incontrato nel capitolo 31), e mentre la maggior parte del popolo è in preda alla pazzia, le persone rimaste assennate rimangono in silenzio.

Infine i magistrati cominciano i processi sui presunti untori, eventi non nuovi nella storia ma sicuramente in questo periodo si raggiunse l'apoteosi; Manzoni termina dunque il capitolo affermando che dal prossimo (vedi capitolo 33) si concentrerà esclusivamente sul filone principale del romanzo e quindi sui suoi personaggi.


Personaggi capitolo 32 Promessi Sposi


Come in quello precedente, anche durante questo capitolo 32 dei Promessi sposi non è presente alcun personaggio protagonista del romanzo vero e proprio, ma compaiono solo personalità realmente esistite, come i decurioni, il governatore Spinola, Ferrer, il cardinale Borromeo e i frati Felice e Michele.


Commento capitolo 32 Promessi Sposi


Il capitolo 32 dei Promessi sposi, come ho più volte ripetuto durante il riassunto presenta molte analogie con il capitolo 31, poiché sono entrambi caratterizzati dalla lunga digressione dell'autore riguardo alla peste, che viene descritta come devastante e furiosa, capace di uccidere 3/4 della popolazione milanese dell'epoca (quindi circa centocinquantamila persone), che è veramente una parte notevole e impressionante.
Il tema centrale di questo capitolo è sicuramente l'analisi psicologica della folla durante situazioni di emergenza: infatti Manzoni descrive in modo direi molto efficace il collettivo, che quando si sente debole e indifeso tende a credere a qualunque voce o leggenda che sente, non riuscendo a distinguere più la realtà dall'immaginazione.

Se vogliamo è un po' quello che è accaduto recentemente, naturalmente in misura minore, con gli attentati di Parigi dopo i quali molte persone anche lontane dalla capitale francese sono rimaste letteralmente terrorizzate e ad ogni notizia di possibili attacchi nei luoghi ad alto rischio tende a chiudersi in casa con la paura che possa ripetersi la strage parigina.
Dunque avvenimenti così drammatici, soprattutto se vissuti in prima persona possono portare ad un progressivo ottundimento mentale e della ragione che porta alla follia: un esempio possono essere i reduci di guerra che dopo aver vissuti momenti atroci portano in sé stessi quei ricordi per tutta la vita e ne sono fortemente influenzati, al punto talvolta di perdere completamente la ragione compiendo atti che una persona lucida non avrebbe neanche mai immaginato.

Questo era il riassunto del capitolo 32 dei Promessi sposi; se aveste qualche dubbio commentate il post e vi risponderò.

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