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venerdì 13 maggio 2016

Eraclito: Riassunto




Eraclito è uno di quegli antichissimi filosofi, precedenti a Socrate, di cui si conosce pochissimo. Eraclito, in particolare, viene sempre definito come il filosofo 'oscuro'; ci sono voluti secoli, ed è dovuto nascere un certo Nietzsche, prima che qualcuno riuscisse a capire cosa veramente volesse dire il filosofo di Efeso (Eraclito era nato nella città di Efeso) in quei pochi e ambigui frammenti che ci sono pervenuti del suo libro "sulla Natura", e ancora oggi non siamo esattamente in grado di darne un'interpretazione corretta, possiamo soltanto avvicinarci.

Ad ogni modo, Eraclito fa parte del programma di Filosofia a scuola e dobbiamo per forza capirci almeno qualcosa se non vogliamo prendere votacci. Nelle prossime righe, vedremo un sintetico riassunto del pensiero di Eraclito, in modo da non essere completamente all'oscuro di tutto.
Eraclito: Riassunto

Eraclito: riassunto





Della vita di Eraclito si sa pochissimo, questo perché di suo a noi è arrivato pochissimo, solo qualche frammento di qualche sua opera: si sa che è vissuto ad Efeso tra il VI e il V secolo a.C. e che è di famiglia aristocratica, forse addirittura di stirpe reale. Egli fu senza alcun dubbio uno dei più interessanti filosofi dell'antichità, forse persino più importante dei mostri sacri della filosofia.
Ciò si riflette nella concezione che ha del sapere e della vita intellettuale e culturale, che è fortemente influenzata da un certo aristocraticismo; uno dei più celebri aforismi della sua fondamentale opera, (Sulla natura) di cui abbiamo soltanto frammenti, recita

 "εἷς ἐμοὶ μύριοι, ἐὰν ἄριστος ἦι" (uno è per me diecimila, se è il migliore)"
Eraclito disprezza le masse popolari, che definisce come un branco di cani che gli abbaiano contro, e quando queste instaurano la democrazia nella sua Efeso, la leggenda racconta che Eraclito si sarebbe ritirato nel tempio di Artemide per offrire alla dea il suo libro (e questo è uno dei sintomi del suo aristocratismo, perché tra gli aristocratici era diffusa la convinzione della sacralità del sapere). Per Eraclito, infatti, le persone di dividono in "svegli" e "dormienti": gli svegli sono coloro che sono in grado, andando oltre le apparenze, di cogliere il senso intrinseco delle cose; solo loro possono indagare a fondo nella loro anima, che essendo per Eraclito illimitata, apre loro la possibilità di intraprendere ricerche altrettanto ampie. Tutti gli altri, ovvero la stragrande maggioranza delle persone, sono "dormienti" e non possono intraprendere la ricerca filosofica.

"Ταὐτὸ τ΄ἔνι ζῶν καὶ τεθνηκὸς καὶ ἐγρηγορὸς καὶ καθεῦδον καὶ νέον καὶ γηραιόν· τάδε γὰρ μεταπεσόντα ἐκεινά ἐστι κἀκεῖνα πάλιν μεταπεσόντα ταῦτα." (È la medesima realtà il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli, e quelli di nuovo mutando son questi).

Ma Eraclito non ce l'ha soltanto con la gran massa dei dormienti; egli critica infatti anche i sapienti suoi contemporanei, colpevoli secondo lui di non aver compreso la legge del Logos, fondamento del suo pensiero.

"πολυμαθίη νόον (ἔχειν) οὐ διδάσκει· Ἡσίοδονγὰρ ἂν ἐδίδαξε καὶ Πυθαγόρην αὖτις τε Ξενοφάνεά (τε) καὶ Ἑκαταῖον. (Sapere molte cose non insegna ad avere intelligenza: l'avrebbe altrimenti insegnato ad Esiodo, a Pitagora e poi a Senofane e ad Ecateo.)"

Gravemente malato di idropisia, si narra che muoia divorato dai cani sulla piazza di Efeso, dopo aver rifiutato ogni cura.

Caratteri generali del pensiero di Eraclito





Tema fondamentale sui cui è incentrato il pensiero di Eraclito (per quanto siamo riusciti a capirne) è il divenire (πάντα ῥεῖ, pánta rhêi, “tutto scorre”), ovvero il continuo cambiamento generato dalla  'lotta tra i contrari', il conflitto degli opposti. Al divenire, viene ricondotta tutta l’essenza della realtà. Stando a quanto si legge tra i frammenti del libro Sulla Natura di Eraclito, il mondo è caratterizzato dalla continua ed eterna trasformazione di tutte le cose, perché in qualsiasi ambito del reale domina la guerra: la guerra domina gli uomini perché sono costantemente in guerra tra loro, e domina il mondo naturale, il cui ciclo vitale è scandito dalle trasformazioni degli elementi. Un aforisma recita

"Πόλεμος πάντων μὲν πατήρ ἐστι, πάντων δὲ βασιλεύς, καὶ τοὺς μὲν θεοὺς ἔδειξε τοὺς δὲ ἀνθρώπους, τοὺς μὲν δούλους ἐποίησε τοὺς δὲ ἐλευθέρους" , ossia "Polemos (che è il demone greco della guerra o uno degli epiteti del dio della guerra Ares) è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dèi e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi."


Tutti questi mutamenti non sono però generati dal caso, ma sono regolati dall'immutabile legge del Λόγος, (logos). Eraclito designa con questo termine, indicato con la lambda maiuscola la legge eterna che governa il divenire, mentre invece, utilizzato con la lambda minuscola (λόγος), sta a indicare la ragione, ossia l'attributo e patrimonio del filosofo che per ispirazione divina può cogliere il Logos con la lambda maiuscola ed esprimerlo con la parola, col discorso, che guarda caso in greco si traduce proprio con λόγος. 

Nel mondo fenomenico, ovvero il mondo delle cose sensibili, manifestazione sensibile del Logos è il fuoco, come per Talete era l'acqua e per Anassimene l'aria. Il fuoco, pur apparendo stabile si trasforma incessantemente, generando gli altri elementi naturali per condensazione e rarefazione. A questo proposito, un altro frammento recita

“Tutte le cose si scambiano con il fuoco e il fuoco si scambia con tutte le cose, come le mercanzie si scambiano con l’oro e l’oro si scambia con tutte le cose”. 
Inoltre, la visione cosmologica di Eraclito si definisce "panteistica", o meglio "panlogistica", dal momento che il mondo è pervaso dal Logos, che comprende in sé ogni cosa. Esso è unità dei contrari, mutamento continuo e fuoco generatore. 

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