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sabato 21 novembre 2015

Riassunto capitolo 30 Promessi sposi




Il capitolo 30 dei Promessi sposi riprende la narrazione interrotta alla fine del capitolo 28, poiché nel capitolo 29 Manzoni si è dedicato alla descrizione dei fatti storici riguardanti il milanese.
In questo capitolo la popolazione abitante i dintorni del castello dell'Innominato viene accolta dal signore a causa della discesa in Italia dei Lanzichenecchi, descritti meglio nel capitolo 29.
Solo dopo il loro passaggio gli abitanti del paese di Renzo e Lucia, tra cui Agnese e don Abbondio possono tornare nelle loro case. Questo è uno degli ultimissimi capitolo dei Promessi Sposi, che come saprai sono 38, ormai sta per giungere a termine lo studio di questa che è una delle più grandi opere del mondo letterario, non per la sua grandezza fisica, ma per il contributo che ha dato alla letteratura, questo può essere considerato il primo romanzo storico italiano. Manzoni si contende il podio di miglior personaggio della letteratura italiana insieme a Dante Alighieri e ad un altro a vostra scelta, personalmente ci metto Leopardi.
Riassunto capitolo 30 Promessi sposi

Eventi capitolo 30 Promessi Sposi





Il capitolo 30 dei Promessi sposi inizia con la marcia di Agnese, Perpetua e don Abbondio verso il castello dell'Innominato, durante la quale le due donne paiono tranquille mentre il curato si lamenta continuamente per tutto il viaggio.
Arrivati nei pressi del castello don Abbondio si innervosisce ulteriormente dicendo alle due donne di tenere un certo contegno di fronte a quel "gran signore", paragonandolo addirittura ad un santo.
L'Innominato li accoglie poco prima che entrino nel castello rassicurandoli subito nel fatto che all'interno del suo castello non ci sarà nessun pericolo di essere attaccati dai Lanzichenecchi.

Appena vede il signore andar loro incontro don Abbondio fa un profondo inchino e gli presenta le due donne; dopodiché il padrone di casa assegna loro le stanze, mandando Agnese e Perpetua nella parte riservata alle donne e don Abbondio in quella riservata agli ecclesiastici.
I tre rimangono al castello per quasi un mese, durante il quale ogni giorno l'Innominato esce con un drappello di uomini per controllare i dintorni del castello e una volta riuscì persino a cacciare gli invasori da un paesino, venendo acclamato da tutta la popolazione del luogo.

Intanto nel castello regnava un'atmosfera di calma e di tranquillità, aleggiava anche un po' di ansia da parte di chi aveva parenti o amici in giro per la Lombardia e temeva per la loro sorte; per i pasti la maggior parte delle persone si recava ad alcune osterie costruite apposta al fondo della valle, mentre quelli che non potevano permettersi l'osteria mangiavano pane e minestra fornita dalla casa.
Ora Manzoni si concentra su don Abbondio, che se ne sta solo, o meglio in compagnia della paura costante degli invasori, che passavano ogni giorno in quella zona.

Finalmente però non si vede più nessuno passare per qualche giorno e dunque la maggior parte delle persone lascia il castello; Agnese, Perpetua e don Abbondio furono tra gli ultimi a causa della paura di quest'ultimo di trovare in giro alcuni Lanzichenecchi.
Alla loro partenza dal castello l'Innominato dona ad Agnese biancheria e scudi per ripagarsi i guasti delle scorribande dei mercenari; mentre tornano passano dalla casa del sarto, il quale racconta loro del devasto portato dagli invasori, del quale hanno un'ulteriore e terribile prova tornando al loro paesino, dove trovano le vigne desolate e i villaggi pieni di macerie e rottami.


Grazie ai soldi dell'Innominato Agnese fa riparare i guasti più grandi presenti in casa; don Abbondio e Perpetua trovano la porta scassata e in casa un terribile e ripugnante fetore, oltre che muri imbrattati con insulti al curato, che si infuria per questo.

Anche nell'orto trovano una buca sotto il fico, per la quale don Abbondio si arrabbia non poco con Perpetua, che viene però a sapere dalle chiacchiere in paese che qualche birbone ha fatto "man bassa" in casa del curato.
Infine, prima di passare al racconto delle vicende milanesi del prossimo capitolo 31, Manzoni evidenzia ancora una volta la terrore di don Abbondio nei confronti dei soldati.

Commento capitolo 30 Promessi Sposi


Manzoni risalta ancora una volta in questo capitolo 30 dei Promessi sposi il carattere codardo e pauroso di don Abbondio che sfocia spesso nella comicità a causa di questo suo essere estremamente attento al suo ego e al fatto che non gli debba succedere niente.
Inoltre emerge anche il tema della guerra e soprattutto del passaggio delle truppe, che devasta e desola il territorio e i campi coltivati ed è, come vedremo meglio in seguito, portatrice di malattie.
Infine è importante anche il tema della casa violata da persone estranee; infatti sapere che qualcuno è entrato in casa nostra e ha in qualche modo violata la nostra intimità è sempre stato caratteristico degli esseri umani.
Questo tema era già comparso altre volte, per esempio nel capitolo 8 quando i bravi entrano a casa di Agnese e Lucia o nel capitolo 18 quando perquisiscono la casa di Renzo.
Questo era il riassunto del capitolo 30 dei Promessi sposi; se aveste qualche dubbio commentate il post e vi risponderò.

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