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sabato 14 novembre 2015

Giovanni Gentile riassunto




In questo articolo si parlerà di Giovanni Gentile, un filosofo e intellettuale italiano famoso soprattutto per la sua riforma della scuola (la Riforma Gentile) e per il fatto di essere uno dei principali intellettuali fascisti. Questo sarà un riassunto della vita, delle opere e del pensiero di Giovanni Gentile

Nelle scuole italiane, ormai, i professori di filosofia evitano di approfondire molto la figura di Gentile perché è stato fascista, così come a Gramsci non viene dedicato il giusto spazio perché è comunista. Io personalmente ritengo che, al di là delle nostre ideologie politiche, questi pensatori siano tra i migliori che in Italia abbiamo mai avuto nei secoli e che quindi dobbiamo superare le etichette politiche che gli abbiamo appiccicato sopra con lo sputo quando parliamo di loro. Questo riassunto su Gentile è stato scritto dalla stessa persona che ha composto quello di Gramsci, e il suo intento è quello di far conoscere meglio il pensiero di questa grande mente italica, indipendentemente dalle idee politiche personali.
Giovanni Gentile

Gentile riassunto vita e opere


Giovanni Gentile è nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, il 29 maggio del 1875. La sua situazione familiare si può dire abbastanza benestante: suo padre Giovanni Gentile senior è un farmacista e sua madre Teresa è la figlia di un notaio. Giovanni si può definire studente modello: dopo aver infatti superato eccellentemente il liceo Ximenes di Trapani (uno dei più prestigiosi della Sicilia e di tutta Italia), vince un concorso indetto dalla Scuola Normale di Pisa che assegnava quattro borse di studio per frequentare l'università. Si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia e dopo la laurea diventa docente di Storia della Filosofia all'università di Palermo, alla Normale di Pisa e alla Sapienza di Roma. Tra il 1903 e il 1920 dirige insieme all'insigne filosofo Benedetto Croce la prestigiosa rivista filosofica 'La Critica', salvo poi in seguito fondare, in aperta divergenza nei confronti dell'idealismo crociano, il 'Giornale critico della filosofia italiana'.




La Riforma Gentile


Con la presa del potere da parte di Mussolini e del partito Fascista, Gentile si riconosce subito nel nuovo regime e viene nominato da Mussolini ministro della Pubblica Istruzione. Su incarico del Duce, egli promuove una riforma del sistema scolastico nazionale che porta il suo nome: la Riforma Gentile appunto.

La nuova scuola messa a punto da Gentile conserva nel complesso i principali punti della legge scolastica all'epoca in vigore, la Legge Casati del 1859, ma presenta alcune importanti novità che tutto sommato restano in vigore ancora ai giorni nostri, come la libertà d'insegnamento e l'esame di stato (quinta elementare, poi abolito, licenza media e maturità). Con "libertà d'insegnamento si intende il libero sviluppo dell'iniziativa scolastica: le scuole private, che all'epoca costituiscono la maggioranza degli istituti, vengono equiparate a quelle statali e con l'esame di stato, lo stato riesce così a verificare la qualità dell'insegnamento fornito in ogni tipo di istituto. La riforma è stata anche la base dei rapporti tra stato e scuole private formalizzati con i Patti Lateranensi del 1929, che Gentile sottoscrive e firma in prima persona.

La riforma Gentile interviene anche cambiando radicalmente ogni ordine e grado di scuola: la scuola materna, per esempio, viene messa alle dipendenze dello Stato e viene istituito un programma d'insegnamento in preparazione alla scuola elementare; l'obbligo scolastico viene innalzato fino ai tre anni del corso di avviamento professionale o dei primi tre del ginnasio o della scuola media; la scuola superiore viene riorganizzata creando nuove tipologie di indirizzo scolastico: prima della riforma Gentile, l'unica scuola superiore che dava accesso all'università era il Liceo Classico, che veniva frequentato soltanto da chi se lo poteva permettere, con la riforma vengono creati altri due indirizzi, il Liceo Scientifico e l'Istituto Magistrale, che sono equiparati al Liceo Classico e danno comunque l'accesso all'università, mentre invece l'Istituto Tecnico (un'altra invenzione di Gentile) era più indirizzato all'attività professionale. La riforma non modifica sostanzialmente l'istruzione universitaria, che rimane grosso modo la stessa.




L'adesione di Gentile al fascismo incrina ancora di più i rapporti del filosofo con Benedetto Croce, il quale invece si oppone radicalmente e diventa la voce e il punto di riferimento di tutti gli intellettuali antifascisti. Nel frattempo, Gentile redige un Manifesto degli Intellettuali del fascismo e ricopre una serie di cariche pubbliche importanti: presidente dell'Enciclopedia Italiana, rettore della Normale di Pisa, membro del Gran Consiglio del Fascismo e Senatore del Regno d'Italia. 

Dopo il crollo di Mussolini in seguito all'armistizio del 1943 Gentile aderisce alla Repubblica Sociale Italiana. Muore ucciso dalla resistenza partigiana a Firenze il 15 aprile del 1944 a 79 anni.

Le principali opere di Gentile sono: Sommario di pedagogia come scienza filosofica (1912), La riforma della dialettica hegeliana (1913), Teoria generale dello spirito come atto puro (1916), Sistema di logica come teoria del conoscere (1917-1922).

Pensiero di Gentile



Il pensiero filosofico di Giovanni Gentile è rivolto a una "riforma della dialettica Hegeliana", si ispira molto ad Hegel, ma è nel contempo influenzato anche dalla lettura di Marx (come scrive nel suo saggio del 1899 dal titolo "La filosofia di Marx"). Gentile interpreta la filosofia di Marx come una integrale “filosofia della prassi”, secondo la quale la realtà va concepita come una “produzione soggettiva dell’uomo”, anche se però questa "produzione soggettiva dell'uomo" non può essere intesa in chiave materialistica come invece suggerisce Marx, padre della teoria del materialismo storico.

La riforma dell'Idealismo voluta, cercata e perseguita da Gentile consiste nel tentativo di definire nell’atto dello spirito (per questo motivo la sua dottrina viene chiamata con il nome di “attualismo”) ogni determinazione dialettica dell’Assoluto, negando la trascendenza dell’Idea e della natura. Secondo Gentile l'unica cosa a essere veramente reale è il pensiero nella sua "attualità", cioè l'atto puro del pensiero pensante: per Gentile, ogni aspetto dell'oggettività  non può sussistere al di fuori dell'atto del pensiero; può sussistere soltanto in quanto prodotto dell’attività dell’Io trascendentale, che è obbligato a rendersi oggettivo per potersi nuovamente affermare come soggetto. Per Gentile, l'esaltazione della pura soggettività è costituita dall'arte, che rappresenta il sentimento che l’Io trascendentale ha nella sua soggettività, mentre invece la religione rappresenta l’atto attraverso cui il soggetto dimentica se stesso in un oggetto assoluto (Dio), arrivando a negare la propria libertà.

Nella filosofia di Gentile assume un particolare rilievo la dottrina del diritto e dello stato. Gentile identifica la sfera del diritto. e quindi dello stato, con la morale (la sfera dell’individuo e della sua interiorità) della sfera pubblica con la sfera privata: questo vuol dire in pratica che ogni individuo trova la propria libertà solo nello stato, poiché solo lo stato incarna la morale. Con questa dottrina dello “stato etico” Gentile viene a dare le basi filosofiche alla concezione dello stato totalitario e quindi del regime fascista.

Per quanto invece riguarda la pedagogia, Gentile propugna l'idea dell'educazione come "autoeducazione” e come unità vivente, nell’atto educativo, di maestro e discepolo. Per Gentile, l'educazione si crea nel rapporto spirituale tra maestro e allievo: l'autorità del maestro, infatti, garantisce all'allievo l'attualità dello spirito, cioè l'essenza della libertà. Le idee di Gentile in campo pedagogico gli hanno fornito la base per la sua riforma della scuola.

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