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giovedì 22 ottobre 2015

Etruschi: Riassunto




Al giorno d'oggi conosciamo molto bene la storia di Roma e della sua incredibile civiltà, ma molti dimenticano che la civiltà latina nacque grazie anche ad una popolazione che fu importantissima nel periodo preromano: Gli Etruschi.

Questo popolo è oggi caratterizzato dal mistero che lo circonda: infatti, pur essendoci arrivate molte e dettagliate testimonianze riguardo gli Etruschi, si sa pochissimo sulla loro nascita, su alcune delle loro usanze, per esempio ignoriamo quale lingua parlassero, e sulla loro scomparsa.

Alle elementari spesso viene chiesto un riassunto sugli Etruschi, ed è proprio quello che andremo a sviluppare ora.
Etruschi riassunto

Gli etruschi: riassunto 


Come abbiamo appena detto, sulla comparsa di questo popolo nella zona dell'Etruria, situata tra il corso del fiume Arno, in Toscana e il fiume Tevere, nel Lazio, sono state fatte solamente ipotesi; le ipotesi sulla nascita degli etruschi più gettonate sono le seguenti:


  • Tesi orientale, sostenuta dagli storici Erodoto e Strabone: gli Etruschi giunsero dalla Lidia, una zona dell'Asia Minore, a causa di una grave carestia che colpì quei territori e furono guidati in Italia dal mitico condottiero Tirreno, che diede il nome alla popolazione (infatti erano anche conosciuti come Tirreni) e al mare che bagnava quelle coste.
  • Tesi dell'autoctonia, sostenuta dallo storico Dionigi di Alicarnasso: gli Etruschi scesero in Italia in un età precedente addirittura a quella indoeuropea, associando la civiltà etrusca a quella villanoviana.
Entrambe le teorie però presentano delle discrepanze tali da far si che non ci sia ancora una teoria comune.
Tuttavia di recente è stata formulata un'ipotesi più convincente, che fonderebbe le due precedenti teorie: secondo essa gli Etruschi sarebbe il risultato di un'unione di almeno due popoli, uno proveniente dall'Asia Minore, come ipotizzava la tesi orientale, e l'altro indigeno, che diedero vita ad una nuova "nazione" che presentava aspetti tipici orientali e italici.

L'espansione degli etruschi





Gli Etruschi furono un popolo molto avanzato rispetto a quelli dell'epoca soprattutto dal punto di vista sociale e anche militare; infatti, nonostante fossero organizzati in numerose città-stato autonome, in un breve periodo raggiunsero una notevole estensione geografica, che li portò a dominare territori che partivano dalla Svizzera e arrivavano fino alla Campania, comprendendo Lombardia, Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e buona parte di Lazio e Campania.
Grazie a queste conquiste, oltre che a possedere ampi territori riuscirono ad imporre il loro dominio anche su alcune importanti colonie della Magna Grecia, come per esempio Neapolis (Napoli), Cuma, Poseidonia in Campania e Alalia in Corsica.

Essendosi spinti verso sud vennero a contatto, oltre che con i Greci, anche con i Fenici, che commerciavano anche nel Mar Tirreno, il quale dopo le conquiste era praticamente diventato di dominio etrusco.
Tra questi due popoli ci fu un'accesa e aspra competizione di tipo commerciale, che però non sfociò mai in guerre vere e proprie, bensì in piccole scaramucce.
Inoltre gli Etruschi puntarono più a sud poiché a nord erano praticamente schiacciati dai Celti, popolazione che occupò per diversi secoli l'Europa centrale e arrivò sin in Pianura padana, dove venne a contatto appunto con la nazione etrusca.

Il declino e la scomparsa degli etruschi


Dopo aver raggiunto l'apogeo della loro potenza nel 540 a.C. con la vittoria ad Alalia contro i marsigliesi, gli Etruschi cominciarono alla fine del VI secolo un periodo di declino; infatti ci furono tre episodi decisivi che sancirono per sempre il futuro di questo popolo: il primo avvenne nel 504 a.C., quando gli Etruschi furono cacciati da Roma; il secondo episodio fu la pesante sconfitta navale subita a Cuma, in Campania, nel 474 a.C. contro una lega di città greche formata per contrastarli; infine nel 423 a.C., appena cinquant'anni più tardi rispetto alla sconfitta di Cuma, gli Etruschi si videro conquistare la ricca e potente città di Capua, una delle più importanti economicamente parlando, dai Sanniti, un popolo che occupava quei territori.
Durante questa fase di declino dovettero fare anche i conti con una nascente potenza, che sarà destinata a diventare uno dei più grandi imperi della storia, Roma, la quale gradualmente cancellò questa civiltà.
Ciononostante l'influenza della cultura etrusca su quelle romana fu determinante e infatti gli storici, più che ad una scomparsa degli Etruschi, pensano ad un loro progressivo assorbimento nella società romana.

Società della civiltà etrusca


L'analisi della struttura sociale etrusca è sempre stata complicata per gli storici poiché, come abbiamo detto all'inizio, la scarsa conoscenza delle usanze lascia ancora in sospeso molti aspetti della loro civiltà.
L'ignoto che li circonda è causato soprattutto al fatto che non si è ancora riuscito a interpretare per intero la loro lingua; infatti sono state trovate numerose iscrizioni funebri o pubbliche solo che non possediamo un'iscrizione bilingue ( per esempio etrusco/greco) che ci permetta, come per i geroglifici nella Stele di Rosetta, di tradurre completamente i vocaboli usati da questo popolo.
Dunque riguardo all'organizzazione sociale etrusca si sa poco: essa era probabilmente composta due grandi classi; quella cosiddetta "gentilizia" era formata da grandi famiglie aristocratiche che possedevano ampi terreni coltivabili e le miniere di diversi metalli, tra cui ferro, rame e piombo.
In questi possedimenti lavoravano i servi, che comprendevano indifferentemente uomini nullatenenti, semiliberi o schiavi, che erano in una posizione di sottomissione totale al ceto aristocratico.
A queste due classi si aggiungeva la casta sacerdotale, che si occupava dell'intermediazione tra le divinità e gli esseri umani e dell'interpretazione della volontà divina.
Infine nella società etrusca aveva un ruolo di rilievo la donna, che aveva praticamente gli stessi diritti degli uomini: ella poteva partecipare ai banchetti accanto al marito e le era concesso addirittura di bere vino, cosa vietatissima nella cultura greca e in quella che sarà la cultura latina, e il suo nome compariva spesso anche nelle epigrafi funerarie accanto a quello del marito.

Organizzazione politica degli etruschi

  



Anche questa parte della civiltà etrusca è carente di informazioni e quindi è sempre stato difficile per gli storici delineare un profilo preciso dell'organizzazione politica etrusca.
Sappiamo certamente che le città etrusche non erano organizzate in uno stato unitario bensì, come le città-stato greche, erano entità autonome che spesso entravano in competizione tra loro per sancire il dominio sulle altre, che però portò solamente instabilità politica: questo fu proprio uno dei motivi per i quali questa civiltà non durò molto a lungo.
Le città erano circondate da poderose e alte mura, che servivano appunto a difendersi dagli attacchi delle altre città, e l'accesso al nucleo cittadino era garantito da enormi porte, delle quali si vedono ancora i resti in molte città toscane, come Volterra.
Lo schema delle città era quello che sarà poi adottato dai Romani: infatti le vie erano perpendicolari tra loro ed erano lastricate e all'interno delle città erano anche presenti sistemi di acquedotti e fognature.
A capo della città c'era il lucumone, che equivaleva al sovrano delle città-stato greche e aveva funzione esecutiva, giuridica e anche militare; inoltre si occupava anche delle pratiche divine.
Egli era affiancato da un consiglio di aristocratici, del quale facevano parte anche i sacerdoti.
Nel corso V secolo a.C. tuttavia il ceto aristocratico divenne sempre più importante fino a soppiantare il potere del sovrano e diedero vita a delle repubbliche oligarchiche, ovvero il potere fu preso da pochi elementi di provenienza gentilizia.
Inoltre in questo periodo si formò un gruppo di dodici città, chiamato dodecapoli (appunto dodici città) che comprendeva centri urbani dell'odierna Emilia-Romagna tra i quali Bologna, Modena, Parma, Ravenna e la lombarda Mantova, ed era stata fondata principalmente per scopi militari.


Economia Etrusca


L'economia etrusca era molto florida, soprattutto dal punto di vista del commercio di metalli, nel quale primeggiava nel mercato dell'epoca.
Infatti l'Etruria era una zona famosa per la sua ricchezza di giacimenti minerari, in particolare di ferro, di cui era molto ricca l'isola d'Elba, rame e piombo.
Grazie a questa abbondanza di materie prime gli Etruschi svilupparono un importante tradizione di artigianato dei metalli, del quale raggiunsero eccellenti livelli di abilità e qualità.
Il bacino commerciale etrusco era molto esteso e comprendeva l'area orientale del Mar Mediterraneo, Francia e Germania; il centro dei loro scambi economici era però il Mar Tirreno, sul quale esercitavano un dominio assoluto, finché non si scontrarono con le aree di commercio greche e fenicie.

Religione Etrusca

  
La religione per gli Etruschi era molto importante non solo per la spiritualità ma anche perché garantiva un senso di coesione e appartenenza ad una stessa cultura.
Le divinità principali degli etruschi erano tre e formavano la triade: 

  • Tinia, signore del fulmine (Zeus per i Greci e Giove per i Romani)
  •  Uni, sua moglie (Era e Giunone) 
  •  Mnerva (Atena e Minerva), dea della sapienza.
Importanti erano anche Aplu (Apollo), Hercle (Eracle), Voltumna (Cerere per i Romani, protettrice dei raccolti), Fufluns (Bacco, dio del vino) e Maris (Marte, dio della guerra).
Tinia: divinità etrusca
Tinia

La religione etrusca era caratterizzata da uno spiccato pessimismo riguardo la vita e il destino che l'uomo avrà nell'aldilà; infatti si pensava che l'oltretomba fosse caratterizzato dalla presenza di demoni, entità mostruose che tormentavano i defunti.
Per cercare di scoprire il loro destino gli Etruschi diedero molto importanza all'arte divinatoria, che secondo loro serviva a prevedere la volontà divina; quest'attività vedeva l'interpretazione del volo degli uccelli, eseguita dagli auguri, lo studio delle viscere da parte degli aruspici e dei fenomeni atmosferici.

Importante erano inoltre le arti magiche, che venivano eseguite da sacerdoti e maghi, delle quali ci sono giunte numerose formule magiche e riti contro il "malocchio".
Infine era importante per gli Etruschi il culto dei morti, per i quali venivano svolti diversi riti prime della loro sepoltura: per esempio il cadavere veniva prima bruciato e le ceneri venivano contenute in vasi detti canopi.
In epoca successiva si passò all'inumazione dei cadaveri, che venivano poi deposti in sarcofagi a loro volta posizionati in tombe sotterranee, chiamate a tumulo per la collinetta che si formava sul terreno.
Queste tombe, che erano costruite in zone apposite, formavano enormi necropoli, ovvero città dei morti, delle quali ancora oggi possiamo vedere i resti: le più importanti in Italia sono quelle di Cerveteri, Tarquinia, Populonia e Vulci, ritrovate tra Toscana e Lazio.

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