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mercoledì 1 luglio 2015

I Malavoglia: Riassunto




Una delle più importanti opere della letteratura Italiana è senza ombra di dubbio: i Malavoglia di Giovanni Verga; quest'opera è la più famosa di Giovanni Verga, il quale è stato ed è tutt'ora uno dei principali personaggi della letteratura italiana, e in particolar modo siciliana.

Se posso permettermi di fare una considerazione personale, Verga non è assolutamente il mio autore preferito e certo non porterei un suo libro se fossi su un'isola deserta e se potessi portarmi un solo libro; ma questo libro, per la sua importanza nella storia della letteratura e per l'influenza che ha portato sulle opere successive dell'autore e del genere del Verismo, non può mancare nelle vostre biblioteche. Proprio per la sua importanza, quest'opera figura nell'elenco di quelle che sono le "letture irrinunciabili" che ogni studente è obbligato ad affrontare prima della maturità. Dal momento che siamo a conoscenza del diffuso mal costume degli studenti italiani, ai quali la lettura non va esattamente a genio, abbiamo prodotto questo riassunto de i Malavoglia, in modo che nessuno sia colto impreparato. 

Riassunto: I Malavoglia

I Malavoglia

"I Malavoglia" racconta la storia della famiglia Toscano, una famiglia catanese molto umile, detta appunto “i Malavoglia”, il nome non è dovuto ad una cattiva nomea. I "Malavoglia" sono una famiglia di pescatori di Aci Trezza, un paese vicino a Catania, composta dal patriarca padron ’Ntoni, dal figlio Bastianazzo, dalla nuora Maruzza e dai cinque nipoti. Possiedono una casa, la “casa del nespolo” e una barca, la Provvidenza.

Un giorno sfortunato, il primo di una lunga serie, però, la "Provvidenza" fa naufragio e il danno non fu solo economico, perché Bastianazzo muore e il carico di lupini (dei particolari legumi) che erano l'ultima speranza per far ritrovare una stabilità economica alla famiglia... andò perso. Quello sarà solamente l'episodio miccia di un periodo disastroso che graverà sulla salute psichica e fisica della famiglia Toscano. Per pagare i lupini che sono andati persi, sono costretti a vendersi la casa, non finisce qui perché poi la famiglia si disgrega: il nipote Luca muore nella battaglia di Lissa (una battaglia navale della terza guerra d'indipendenza, combattuta al largo dell'isola di Lissa in Dalmazia, risoltasi con una sconfitta della marina italiana) l’altro nipote, che si chiamava ’Ntoni come il vecchio nonno, entra in brutti giri e finisce per finire in prigione per contrabbando.
La piccola Lia, la cui vita è distrutta a causa di brutte voci che girano su di lei nel piccolo paese, fugge di casa e si riduce a fare il lavoro più antico del mondo, mentre la sorella maggiore, Mena, non potrà sposare compare Alfio a causa dei problemi economici. Purtroppo, solamente dopo la morte del capostipite della famiglia, gli altri componenti inizieranno a trovare un po' di pace, e riacquistare la casa che son stati costretti a vendere.

Spiegazione dei Malavoglia


Con I Malavoglia, Verga segna il passaggio epocale del genere del Naturalismo a quello del Verismo. Pur mantenendo i caratteri positivistici della letteratura naturalista, come per esempio l’interesse per lo studio scientifico del “documento” umano e il canone dell’“impersonalità” dell’opera d’arte, che comportava la sparizione del narratore onnisciente che commenta e giudica i personaggi e le vicende rappresentate, Verga smette di imitare i letterati francesi come Zola e sposta l'ambientazione dei suoi romanzi dall'ambito operaio/proletario cittadino a quello rurale, paesano e contadino della sua Sicilia, raccontando la realtà così come la conosceva.

Il Ciclo dei Vinti


"I Malavoglia" sarebbe dovuto essere il primo romanzo di un ciclo letterario: il "Ciclo dei Vinti". Questi romanzi, in serie, avrebbero dovuto rappresentare la vana lotta per cambiare in meglio il proprio stile di vita e la propria condizione sociale, vana perché secondo Verga inevitabilmente avrebbe portato a una sconfitta personale.

Ne "I Malavoglia", però, scrive Verga, questo tipo di lotta è solo per l'ottenimento dei "beni materiali", dell'ottenimento della ricchezza necessaria a vivere bene e dignitosamente. Il passo successivo si vedrà nel secondo romanzo del "Ciclo", "Mastro don Gesualdo", in cui la semplice ricerca di beni materiali si trasforma in una vera e propria ricerca avida della ricchezza, che dopo aver raggiunto il "traguardo" della piccola borghesia paesana (Mastro Don Gesualdo) punta ancora più in alto: alla "vanità aristocratica" della Duchessa di Leyra e all'ambizione sfrenata del successo dell'Onorevole Scipioni, per poi raggiungere l'avidità estrema dell'Uomo di Lusso, nel quale sono riunite ed esaltate fino all'esasperazione tutte le caratteristiche precedenti. Tutti questi personaggi, che sarebbero dovuti essere i protagonisti dei vari romanzi del ciclo, sono accomunati dallo stesso destino: essere "depositati sulla riva, dopo essere stati travolti e annegati", scrive l'autore.

Gli unici romanzi ad essere stati completati di questo "Ciclo dei Vinti" sono "i Malavoglia" e "Mastro Don Gesualdo". Gli altri sono rimasti nell'immaginazione dell'autore e riposano in pace con lui.

Caratteristiche de I Malavoglia


Una della caratteristiche principali de I Malavoglia è la cosiddetta "Eclissi dell'Autore", che ha rappresentato un'importante novità per la letteratura del tempo. 

Se pensiamo, per esempio, a "i Promessi Sposi", scritto circa mezzo secolo prima de "i Malavoglia" e appartenente quindi al genere letterario precedente, notiamo che l'autore, in questo caso il Manzoni, è onnisciente. Ciò vuol dire che è a conoscenza di tutte le situazioni psicologiche e caratteriali dei suoi personaggi e si permette di fare considerazioni personali di ogni tipo, considerazioni di cui "i Promessi Sposi" sono pieni. Ne "I Malavoglia" e in generale in tutte le opere del Verismo, l'autore si chiama fuori dalla narrazione e lascia l' "incarico" di raccontare la vicenda ai soli personaggi e la funzione di narratore viene svolta da una specie di "coro popolare", La storia, in questo modo, doveva apparire  come "essersi fatta da sé". Lo stile, quindi, è ricco di modi di dire locali e espressioni dialettali popolari e i discorsi diretti sono molto frequenti.

La volontaria assenza del narratore, tuttavia, non significa che il racconto proceda in maniera completamente obiettiva, anzi: Verga si immedesima nella mentalità dei suoi personaggi e partecipa con intensa pietà ai loro trascorsi. Ciò è evidente soprattutto in quelle pagine che riguardano i "grandi miti" di questa tormentata umanità, che sono la “casa del nespolo” come simbolo dei valori della tradizione, la “religione della famiglia” di padron ’Ntoni, l’“ideale dell’ostrica” come mezzo per difendersi dagli assalti del destino, la “vaghezza dell’ignoto” che porterà alla rovina il giovane ’Ntoni e la sorella Lia.

Ci tengo a fare una precisazione alla fine di questo articolo: i riassunti come questo su "I Malavoglia" aiutano a comprendere meglio i libri e non devono rappresentare una scusa per non leggerli. Leggere è una bella abitudine e non la dovete perdere! Poi, detto fra noi, questo libro merita veramente. In ogni caso spero di esservi stato utile e se avete qualche dubbio non esitate a commentare! Qualcuno di noi provvederà a rispondervi al più presto.

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