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venerdì 20 marzo 2015

Salvatore Quasimodo: Riassunto

Riassunto di Salvatore Quasimodo. Quasimodo è stato uno dei letterati meridionali più importanti della storia d'Italia, egli era siciliano. Egli oltre ad essere un poeta di pregevole fattura è stato uno dei massimi esponenti dell'Ermetismo insieme ad Ungaretti e a Montale

Salvatore Quasimodo riassunto

Salvatore Quasimodo: vita e formazione

Salvatore Quasimodo nasce a Modica, in provincia di Ragusa, in Sicilia, nel 1901. Suo padre è capostazione delle ferrovie, quindi soggetto a continui trasferimenti per motivi di lavoro. Nel 1908, infatti, la famiglia Quasimodo si trasferisce a Messina proprio nei giorni successivi al grande terremoto; questa esperienza, così tragica e disperata, segnerà profondamente l'animo del poeta.
Dopo gli studi tecnici a Palermo, nel 1919 entra ad Ingegneria a Roma, ma, trovandosi nella classica situazione dello studente-lavoratore, non riesce a conseguire la laurea. Tra il 1926 e il 1929 presta servizio da impiegato presso il Genio Civile di Reggio Calabria, per poi dedicarsi esclusivamente alla letteratura e alla poesia. Nel 1929 si trasferisce a Firenze dalla sorella, sposata con Elio Vittorini, altro importante autore. Il cognato lo aiuterà ad entrare in contatto con l'ambiente letterario, convincendolo a collaborare con la rivista letteraria “Solaria”, sulla quale pubblica la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Acque e Terre”.

Il lavoro editoriale lo costringe a vari spostamenti finché si stabilisce definitivamente a Milano, dove insegna Letteratura al Conservatorio. Nel periodo milanese, si può dire “per arrotondare”, lavora anche alla traduzione di classici greci e latini e di alcune opere di Shakespeare. Nel 1959 riceve il premio nobel per la Letteratura. Muore a Napoli nel 1968.

Opere

Quasimodo è l'autore di diverse opere poetiche: Acque e Terre (1930), la prima raccolta, contiene le poesie degli esordi, ricche di testimonianze del passato, in cui è espressa tutta la nostalgia per la sua terra; Oboe Sommerso (1932) e Erato e Apollion (1936) sono, invece, raccolte di poesie del periodo Ermetico del poeta.
Ed è subito sera (1942) riunisce tutte le raccolte precedenti con l'aggiunta delle Nuove Poesie (1936-42) e segna l'abbandono dell'Ermetismo e il momento di apertura verso nuovi orizzonti poetici.
Altre raccolte sono: Giorno dopo giorno (1947), La vita è un sogno (1949) e l'ultima uscita prima della sua morte Dare e Avere (1966).

Stile e Temi trattati

Nelle sue poesie, Quasimodo offre un completo ritratto della sua vita: i ricordi legati al  paesaggio siciliano della sua infanzia, la tragedia del terremoto di Messina, l'esperienza sconvolgente delle due guerre mondiali. In particolare, il paesaggio della sua terra, visto quasi in una dimensione mitica e irreale, occupa un ruolo quasi fondamentale e offre uno sfondo a quasi tutti i suoi componimenti. All'inizio della sua carriera, l'opera di Quasimodo era collocabile nell'Ermetismo per via della sua forte carica emozionale, per il linguaggio essenziale e suggestivo, capace di esprimere le vibrazioni più intime dell'animo. Dopo la guerra, però, qualcosa cambia nella poetica di Quasimodo: le poesie iniziano a diventare più ideologiche e politiche, con liriche d'attualità e su temi sociali. Questo perché la guerra fa maturare nel poeta il convincimento che sia necessario “rifare l'uomo” e che la poesia abbia in questo un ruolo fondamentale. Vediamo ora un confronto tra due poesie, una del periodo ermetico e una del periodo successivo.


“Oboe sommerso” e “Alle Fronde dei Salici” due periodi a confronto.


“Oboe sommerso”, poesia ermetica.


Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora di sospirati abbandoni.
Un òboe gelido risillaba gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora; in me si fa sera:
l’acqua tramonta sulle mie mani erbose.
Ali oscillano in fioco cielo, labili:
il cuore trasmigra ed io son gerbido,
e i giorni una maceria.

“Alle Fronde dei Salici”, poesia ideologica.


E come potevamo noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore
Fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura, di ghiaccio
al lamento d’agnello dei fanciulli
all'urlo nero della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici per voto, 
anche le nostre cetre erano appese
oscillavano lievi al triste vento

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