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domenica 22 febbraio 2015

Tema sul fumo

Tema sul fumo
Tema svolto sul fumo: analisi generale del vizio del fumo e panoramica dei problemi che esso comporta

Perché si fuma? 


Quali rischi comporta il fumare? Quali sono gli effetti a lungo termine?


La sigaretta: un'arma tanto semplice quanto micidiale. Un'arma che uccide a lungo termine, la cui essenza si annida all'interno della vittima e colpisce nel momento più opportuno. Un'arma che prende il possesso della mente della vittima e le fa credere che non può farne a meno, diventando così una prima necessità. Al contrario di quanto si trova nell'immaginario delle persone, il fumo compulsivo di tabacco è una tossicodipendenza, al pari di quella dovuta alle cosiddette “droghe”.

Studiando la composizione chimica del tabacco di una comunissima sigaretta di qualsiasi marchio in commercio, notiamo infatti la presenza di alcune sostanze non proprio raccomandabili: la nicotina, il monossido di carbonio (CO), un gas asfissiante che pregiudica la corretta ossigenazione delle cellule e un'infinità di sostanze che causano irritazioni alle pareti broncopolmonari o addirittura cancerogene come il catrame. La nicotina, in particolare, è l'interruttore che genera la dipendenza: si tratta di una molecola molto simile all'acetilcolina, che è uno dei principali neurotrasmettitori, cioè quelle molecole che si occupano di trasmettere gli stimoli sensoriali o non attraverso i neuroni e come tale si comporta, raggiungendo il cervello in meno di dieci secondi e stimolando la produzione di ormoni come l'adrenalina o di altri neurotrasmettitori come la dopamina, che sostanzialmente danno un effetto di eccitazione, portando il fumatore ad accendersi un'altra sigaretta. Questa sostanza si trova naturalmente nelle piante di tabacco e in altre specie vegetali appartenenti alla stessa famiglia, come ad esempio il pomodoro, la patata o il peperone; bastano appena 30 mg di nicotina per uccidere un uomo. Una sigaretta contiene in media 1 mg di nicotina.

Perché si inizia a fumare? 


Le ragioni sono molte e nessuna di queste sembra rappresenta una vera motivazione. Un giovane può, magari per curiosità, togliersi lo sfizio di provare ad aspirare la prima sigaretta e può risultarne condizionato al punto tale da non riuscire più a smettere; oppure inizia per imitare le persone a lui vicine, le quali magari rappresentano per il giovane un esempio da seguire, come per esempio i genitori o i fratelli più grandi. Oppure ancora per non sentirsi “escluso dal gruppo”: è infatti vero che la maggior parte degli adolescenti fumatori ha iniziato perché già gran parte degli amici fumava regolarmente. 

Perché è difficile smettere? 


La risposta a questa domanda la prendo in prestito da Italo Svevo.

“Mi colse un’inquietudine enorme. Pensai: "Giacché mi fa male non fumerò mai piú, ma prima voglio farlo per l’ultima volta". Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dall’inquietudine [...] Finii tutta la sigaretta con l’accuratezza con cui si compie un voto. E, sempre soffrendo orribilmente, ne fumai molte altre durante la malattia. Mio padre andava e veniva col suo sigaro in bocca dicendomi:
Bravo! Ancora qualche giorno di astensione dal fumo e sei guarito!
Bastava questa frase per farmi desiderare ch’egli se ne andasse presto, presto, per permettermi di correre alla mia sigaretta.”

In questo passo tratto da “La coscienza di Zeno”, l'autore offre una perfetta idea di quanto quello che sembrava all'inizio soltanto un semplice vizio sia in realtà una condizione di quasi schiavitù, da cui uscire è un'impresa degna dei più grandi eroi.

In conclusione, non è un crimine fumare una sigaretta al giorno, bisognerebbe soltanto essere consapevoli di ciò in cui si va in contro e cercare di non farsi influenzare dagli altri, perché a volte per gioco si può perdere la vita.

(Giulio Scremin)

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