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lunedì 8 dicembre 2014

Lotta per le investiture riassunto

La lotta per le investiture

Innanzitutto per capire il perché di questo, ti invitiamo a leggere il nostro articolo precedente: La nascita dei comuni.

Lotta per le investiture
Alle società dei militi si contrapponevano le società di popolo (composte da ricchi mercanti, imprenditori impegnati nel settore tessile, giudici e notai).

C’era inoltre un’ulteriore suddivisione, tra popolo grasso, composto da maggiori detentori di ricchezze e dai rappresentanti delle arti maggiori, e popolo minuto, cui appartenevano persone di media ricchezza e i rappresentanti delle arti minori.

Guelfi e Ghibellini


Tra il XII e il XIII secolo si creò un’ulteriore divisione tra guelfi (papa) e ghibellini (imperatore) e si vennero dunque a creare nuovi conflitti. Per cercare di risolverli venne istituito il comune di popolo, guidato principalmente da giuristi, notai e mercanti che puntavano al riordino amministrativo della città, emanando leggi. Dal governo venivano esclusi i ceti sociali più bassi e quelli più alti. Questo veniva deciso tramite l’emanazione di leggi che proibivano l’accesso a questi ceti.

Un esempio è dato dagli Ordinamenti di giustizia a Firenze nel 1293 che impedivano ai nobili di accedere al potere.
Dopo tutte queste guerre, le città cambiarono radicalmente nel Duecento, erano più vaste e popolose, avevano nuove mura più alte e robuste. Vi erano grandi edifici (il palazzo dei consoli e quello del podestà). Inoltre le città si riempirono di torri e fortificazioni (erano le dimore dei potenti, organizzate come castelli).

                     

     L'invenzione dell'orologio

Le torri diventarono il simbolo del potere della classe dirigente e anche strumento di difesa. Al posto degli orti c’erano i giardini, e ai lati delle piazze dove c’erano mercati e fiere si svilupparono vicoli pieni di attività artigiane. Inoltre sorsero magnifiche chiese e splendidi monasteri.
Cambiò inoltre la concezione di tempo. Prima infatti il tempo veniva scandito dal corso della natura, ad esempio si capiva che era mattina quando c’era l’alba, oppure che era sera quando c’era il tramonto. Ma con lo sviluppo delle attività artigianali e mercantili, diventò indispensabile misurare il tempo, venne quindi inventato l’orologio.

Gregorio VII, uno dei principali esponenti del movimento riformatore, viene eletto papa. Da questo momento nasce uno scontro tra Impero e Chiesa romana, la cosiddetta “lotta per le investiture”. Fino a prima era normale che l’imperatore investisse dei poteri direttamente i vescovi, ma secondo alcuni riformatori, tra i quali Gregorio VII questa cosa era inammissibile e nacquero dunque violenti scontri.

Nacque uno scontro tra l’imperatore Enrico IV e il papa Gregorio nel 1075, quando in un concilio furono condannate e vietate tutte le investiture effettuate dai laici, compresi re e imperatore. Per questo Gregorio ammonì Enrico IV perché continuava a dare investiture, Enrico non si rassegnò e depose Gregorio VII durante un concilio di vescovi.

Ma Gregorio aveva tutte le sue ragioni in quanto nel DIctatus Papae, da lui emanato, affermava l’assoluta superiorità del papa su tutti i fronti, inoltre dichiarava che il papa poteva deporre l’imperatore o altri sovrani ritenuti moralmente inadatti, per questo Gregorio scomunicò Enrico, sciogliendo i suoi sudditi dal vincolo di fedeltà. Ma Enrico nel 1077 si recò in Italia, a Canossa dove risiedeva Gregorio presso la contessa Matilde, e con il suo aiuto Enrico ottenne il perdono restando inginocchiato sulla neve per 3 giorni e 3 notti. Ma questa fu solo una tregua momentanea e lo scontro fra papato e impero continuò per molti anni anche dopo la morte di Gregorio (1085).

Per la prima volta c’è una vera distinzione tra potere religioso e potere politico. La lotta per le investiture spinse il potere imperiale ad acquisire consapevolezza e a orientarsi verso linee politiche più indipendenti dall'intervento del papa. Tra il XII e il XIV secolo gli intellettuali che sostenevano l’impero affermarono che gli imperatori e i re derivavano il loro potere direttamente da Dio e che perciò erano superiori al papa.

Ma nel tempo si affermò la concezione Gregoriana (che sosteneva la subordinazione della Chiesa al papa) e il papa divenne capo indiscusso della Chiesa cattolica.
Dopo Gregorio VII, morto nel 1085, Roma divenne pian piano il centro di tutti gli affari ecclesiastici; questo ebbe due conseguenze: si sviluppò la cancelleria (ufficio che svolgeva per il sovrano funzioni come scrittura e spedizione di documenti) e nacque il diritto canonico (un corpo unico di regole valide in ambito ecclesiastico). Venne creato anche un insieme di leggi che riguardava l’ambito penale. Roma divenne quindi uno dei centri più importanti della politica internazionale, con un proprio esercito e una propria diplomazia.

Al termine della lotta tra papato e Impero la Chiesa ne uscì rafforzata nella sua autorità mentre l’Impero entrò in crisi nonostante le sue dimensioni furono aumentate grazie all'acquisizione del regno di Sicilia per via del matrimonio tra Enrico VI e Costanza d’Altavilla, che unificò il Meridione nel 1130. L’impero ebbe però un momento di debolezza sia a causa della precarietà della situazione politica sia per la lotta per la successione imperiale (dopo la morte di Enrico VI, che aveva lasciato erede il figlio Federico II, di appena tre anni).

Nel 1198, Innocenzo III viene eletto Papa e si approfittò del vuoto di potere per affermare la superiorità del Papa sull'imperatore. Secondo Innocenzo, che riprese la teoria di Gregorio VII, il papa era vicario di Cristo, e quindi poteva dirigere tutta la cristianità, sia dal punto di vista religioso, che dal punto di vista politico. Formulò anche una metafora: il Sole (papa) colpisce con i suoi raggi la Luna (imperatore) e la fa brillare. Innocenzo realizzò così una vera e propria teocrazia, detta meglio ierocrazia (sistema politico basato sul potere della classe sacerdotale).



Federico II re di Germania e Imperatore

La prima occasione per Innocenzo III per mostrare il suo concetto di teocrazia fu quello di risolvere la lotta per la scelta dell’imperatore. Egli infatti intervenne e si schierò a favore del partito guelfo sostenendo Ottone di Brunswick, ma dopo che egli divenne imperatore, Ottone invase alcuni territori della Chiesa e del regno di Sicilia, perciò Innocenzo lo scomunicò e lo annientò con una battaglia armata a Bouvines, nel 1214. Dopo questo Innocenzo incoronò Federico II re di Germania che divenne poi imperatore nel 1220. L’influenza papale di Innocenzo si estese a tutta l’Europa.
Innocenzo non si fece sentire solo sul piano papale, ma iniziò a diventare un riformatore anche sul piano religioso. Ribadì la condanna contro la simonia e il concubinato (l’uso dei sacerdoti di vivere con una donna o di sposarsi).

Fece di tutto inoltre per combattere la corruzione. Ma soprattutto rese il matrimonio un vero e proprio sacramento, che doveva essere celebrato dinnanzi a un sacerdote affinché fosse valido. Stabilì inoltre che nessun laico poteva interferire nella scelta di un vescovo o di qualsiasi altro prelato. Ottenne inoltre da Federico II, in cambio della candidatura all’impero, la sua rinuncia a quanto scritto nel concordato di Worms: Federico rinunciava a prendere parte all’elezione di vescovi e abati in Germania. Sotto Innocenzo III nacque dunque una monarchia papale.

Federico II cercò di rispettare il suggerimento datogli da Innocenzo III, ovvero di trasferire il regno di Sicilia a suo figlio Enrico, per evitare conseguenze politico-territoriali. Ricordiamo che Federico fu sotto tutela di Innocenzo (che difese il regno di Sicilia dagli attacchi di Ottone) dopo la morte della madre Costanza.

Ma Federico dopo la morte di Innocenzo nel 1216 non rispettò il patto, e non solo tenne il titolo di re di Sicilia per se ma fece eleggere suo figlio Enrico re di Germania, facendo così in modo che la carica imperiale restasse in famiglia; così, Impero e Regno di Sicilia rimasero in mano agli Svevi, questo fu possibile grazie al nuovo papa, Onorio III, che incoronò Federico imperatore nel 1220. Federico rivolse il suo interesse verso l’Italia, che considerava la vera sede dell’Impero.

Federico riformò il regno di Sicilia, e si impose dicendo che le leggi da lui promulgate dovevano prevalere su qualsiasi consuetudine. Impose poi la sua autorità: fece abbattere i castelli costruiti senza autorizzazione e dichiarò illegali gli organismi comunali sviluppatisi nel Mezzogiorno, punendo con la morte chi era stato nominato console o podestà.

Costituzioni Melfitane


Tutte questi provvedimenti vennero racchiusi nel Liber Augustalis (o Costituzioni Melfitane, perché emanate a Melfi nel 1231), una raccolta di leggi scritta da esperti di diritto romano e feudalesimo. Federico voleva quindi mettere ordine nel regno con le sue leggi e non tollerò nessuna forma di rivolta, anzi riuscì addirittura a trarne vantaggio. Per esempio, nel 1222 i Saraceni di Sicilia si ribellarono all’imperatore e lui, dopo averli deportati a Lucera, li impiegò nell’esercito. Inoltre Federico riuscì a ottimizzare la gestione dei castelli e istituì nuovi porti per favorire l’esportazione soprattutto del grano, prodotto in grandi quantità in Sicilia.

Federico riteneva l’Italia il centro dell’impero e quindi per assicurarsi il controllo su di esso, si dovette schierare contro i comuni, che stavano continuando ad espandersi e a prendere autonomia. Per questo nel 1226 venne ricostituita la Lega Lombarda ma solo nel 1237 iniziò la vera e propria guerra vinta dall’imperatore a Cortenuova, ma che comunque proseguì fino alla morte di Federico (1250). La penisola si divise quindi definitivamente in guelfi (papa) e ghibellini (imperatore). Anche il papa si schierò contro Federico perché quest ultimo costituiva una minaccia a causa del forte potere esercitato, e una sua vittoria avrebbe messo il papato in situazione di inferiorità. Ancora una volta ci fu quindi uno scontro tra papato e Impero, gli stessi che avevano originato la lotta per le investiture.
A inasprire i rapporti di Federico con il papa, fu una promessa non rispettata dall’imperatore.

Egli infatti promise a Onorio III di partire per la Terrasanta con una crociata, ma questo non avvenne poiché Federico era impegnato a riorganizzare il regno di Sicilia. Solo papa Gregorio IX lo costrinse a partire nel 1227, ma una pestilenza colpì l’esercito a Brindisi durante l’imbarco e per questo Federico venne scomunicato dal papa. Federico partì quindi per la sesta crociata l’anno dopo ma non usò armi bensì cerco di risolvere tutto diplomaticamente con il sultano del Cairo, che consentì il passaggio dei pellegrini a Gerusalemme e smantellò le fortificazioni della città santa.

Il Concordato di Worms


Concordato di Worms e fine della lotta per le investiture

Pace di Ceprano


Il Papa fu deluso perché Federico risolse tutto con una soluzione pacifica, perciò organizzò contro l’imperatore una crociata, come strumento di lotta politica, ma Federico vinse e ottenne la revoca della scomunica, impegnandosi a non interferire nelle nomine dei vescovi e a rispettare l’immunità fiscale e giudiziaria dei chierici nel regno (Pace di Ceprano, 1230)

La pace di Ceprano tuttavia fornì solo un breve periodo di tranquillità difatti l’imperatore trascorse gli anni dal 1237 al 1250 a combatter contro i comuni e il papato, che accusavano l’imperatore di non rispettare gli accordi di Ceprano. Federico fu dunque scomunicato altre due volte, prima nel 1239 e poi nel 1245, quando fu dichiarato decaduto dalla carica imperiale. Federico morì nel 1250 e questo segnò il fallimento del tentativo di sottomissione dei comuni e la fine della politica universalistica imperiale.

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